LA “BERLINO DELL’ADRIATICO” RESISTE ANCORA, SENZA VINCITORI, SIAMO TUTTI PERDENTI

Un confine logico naturale esiste: è segnato dal Rio Crinaccio

Marotta è quel tratto di piana costiera ampia circa un chilometro che va dal fiume Cesano fino al Rio Crinaccio. Questa è Marotta e questi sono i suoi naturali confini. Il marottese Piero Grilli, corrispondente locale del giornale “il Resto del Carlino”, a proposito del confine nord di Marotta scrisse: “un confine logico naturale, convalidato dalle usanze e dalla tradizione e in parte anche istituzionale, esiste, è quello segnato dal Rio Crinaccio. Infatti è questo il confine della giurisdizione dell’ufficio postale di Marotta, del settore telefonico e della parrocchia di Marotta di Fano”. In occasione della prima mostra del mare ho incontrato un vecchio pescatore, Ciro Francesconi, in compagnia della moglie Domenica Pasquini, conosciuta come “la Menca”, abitante e portalettere della Vecchia Osteria (ora scuola materna Maestre Pie Venerini). Mi ha raccontato che la Vecchia Osteria era costituita da una entrata sormontata da tre archi dove potevano passare più carrozze cariche di viaggiatori, dotata di una vasta stalla con un capiente fienile per il cambio dei cavalli; un angolo di questo atrio era riservato alla mescita delle bevande, una stanza, chiamata messaggeria, serviva per smistare la corrispondenza destinata ad altre località proveniente dal treno e dalle carrozze. Poi vi era una piccola scala che portava al piano superiore dove abitava lei con i genitori e altre stanze con un grande salone adibito a locanda. La Menca era incaricata a consegnare le missive locali: con un gran borsone di cuoio, in testa un berretto circolare con visiera e la trombetta a tracolla “ giva a pied fina giù la Bastia, malà le Sterpetin e pù fina su da Brilli”. La Bastia era una costruzione sulla riva del fiume Cesano, le Sterpetine l’attuale via che si immette sulla Cesanense e Brilli era una villa padronale a Ponte Sasso a ridosso del Rio Crinaccio (ora colonia estiva). Gli stessi confini dell’attuale ufficio postale. Anche la moderna telefonia urbana ha gli stessi confini, da quando con il telefono a batteria locale per chiamare si doveva girare una manovella a fianco dell’apparecchio collegato a un centralino posto nella sartoria Caraffa, che rispondeva e, manualmente, metteva in collegamento l’utente richiesto. Dal 1966 dopo la creazione della parrocchia di Torrette lo stesso confine Rio Crinaccio ha la parrocchia di San Giovanni, che da Piazza Kennedy conta più di quattromila anime. Invece di richiedere di unificare tutto il territorio, dopo imbarazzanti insistenze alla Giunta mondolfese è venuta in mente un’dea strana, scaturita da partiti e dal comitato “Pro Marotta Unita”, basata su riferimenti referendari di trent’anni fa: la richiesta alla Regione di spostare il confine di Mondolfo da Via Vecchia Osteria a trecento metri più a nord di Via Tre Pini. Un confine che divide ulteriormente Marotta. Ai fanesi Marotta non è mai interessata più di tanto ( non dimentichiamo che è stato Fano per primo a proporre ai marottesi di aggregare tutta la frazione di Marotta di Fano a Mondolfo) è solo una questione di conservazione. Invece per i partiti è un’ appendice territoriale importante per la coltivazione e la raccolta dei voti. La passata Giunta Carnaroli ha sempre detto a muso duro che a Marotta non esistono problemi ma solo ”beghe di paese”. Però, appena la Giunta di Mondolfo ha presentato la richiesta alla Regione proponente i nuovi confini, appoggiata dal partito e dalla parte meno marottese ha diviso Ponte Sasso da Marotta sapendo che un’ operazione monca non può avere consensi. L’attuale, guidata dal sindaco Aguzzi, è sì più attenta, ma come in passato continua a diversificare Ponte Sasso dal centro di Marotta. Cito ancora Piero Grilli circa l’unificazione ed i confini: “i marottesi che da anni aspirano alla unificazione del loro territorio nell’intento di uscire da una situazione assurda, deformata da confini ormai superati sia dal punto di vista politico-istituzionale sia per quanto riguarda la configurazione geografica , si attendono che il problema venga risolto definitivamente a rigor di logica senza cioè lasciar fuori una qualsiasi fetta di territorio geograficamente, storicamente, economicamente e socialmente legate a Marotta. Questi per non ricreare, all’indomani di una eventuale unificazione, nuove situazioni di assurdità”. Mondolfo con tutta Marotta è già numericamente la terza città della provincia dopo Pesaro e Fano. Come marottese penso, che, per raggiungere questo obbiettivo, a beneficio di tutti, sia necessario archiviare i nostri pregiudizi e pensare da cittadini per vivere insieme e uniti. A tutti i rappresentanti della politica e delle istituzioni, per far superare ai marottesi questo momento di incertezze e di disaffezione, chiediamo più coerenza, meno botteghe e meno campanile. Per un futuro diverso e migliore.

fonte : www.malarupta.com