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Nelle barche a vela l’albero verso prora e’ chiamato di Trinchetto o di prora l’altro, verso poppa, di Maestro o di poppa: le vele sono al terzo. Le vele sono formate da strisce di tessuto chiamate ferzi, cucite a mano e l’orlo di ogni ferzo e’ chiamato vivagno; tutte le bordature intorno la vela sono rafforzate da cordame. Per spiegare come e’ fatta una vela al terzo prendiamo come esempio un trapezio rettangolo: il lato piu’ lungo si chiama relinga di inferitura dove la vela viene inferita (attaccata) a un’asta di legno chiamato pennone di sopravia “penon da alt o penon d’sora”; la base inferiore chiamata relinga di lunata ha un’altra asta di legno chiamata massa, “penon da bass o penon d’sotta”.
Il lato prodiero molto basso e quello poppiero molto alto sono chiamati relinge di caduta. Tutti i cavi e i bozzelli che si trovano in una imbarcazione a vela si chiamano manovre . Quelle che servono per tenere fermo l’albero si chiamano manovre fisse o dormienti , manovre correnti sono invece quelle che servono a governare le vele. Sono chiamate al terzo perche’ il pennone di sopravia e’ fissato all’albero a 1/3 della sua lunghezza. La vela viene sollevata entro le sartie, generalmente alla sinistra dell’albero in modo da lasciare libera la dritta per le manovre e le operazioni di pesca. Quando la vela prende il vento da destra si gonfia pienamente e il rendimento e’ migliore (detto – a la bona – “da bon”). Quando invece riceve il vento da sinistra la vela si addossa all’albero ( dare a dosso – “dardos”) il rendimento e’ inferiore.
Per accorciare e ripiegare la vela per diminuirne la superficie in caso di molto vento, si adoperavano i terzaruoli “terzaroi”, sagole lunghe circa 30 cm. armate su ogni vivagno in modo parallelo alla relinga di lunata. Un tempo le vele venivano colorate con molta fantasia e con colori facili da reperire, normalmente Terra di Siena diluita con acqua e si adoperava una spugna come pennello. Quelli piu’ usati erano il rosso e il giallo perche’ risaltavano bene all’orizzonte e nelle giornate di foschia e di nebbia erano facilmente riconoscibili da terra dai familiari: I segni dipinti sulle vele rappresentavano la casata dei pescatori, una vera e propria araldica. La marineria di Marotta acquistava le barche lungo la costa da privati o da cantieri locali: le barche erano di media lunghezza che andavano dai 6 agli 8 -10 metri, con la chiglia molto piatta che si adattava molto bene ai bassi fondali del luogo.
Potevano essere Paranze, o Bilancelle, Tartane , e piccole Lance. Le grosse Lance e i Barchetti, per la loro chiglia molto profonda erano i meno adatti al nostro mare.
Tutte queste barche venivano poi adattate per il tipo di pesca che si voleva effettuare e per rendere meno faticoso il sistema di alaggio, si affiancavano in modo longitudinale alla chiglia due lungheroni di legno chiamati vasi che, fatti scorrere su traversine di legno chiamate palanche, venivano tirate a secco per mezzo di un argano manovrato a mano .Quelle di maggior stazza normalmente si armavano con due vele e fiocco, pochissime rimanevano con un solo albero. I pescatori marottesi chiamavano queste barche comunemente barchet e quelle di dimensioni piu’ piccole batel.
El barchet veniva adoperato per la pesca a strascico (tartana, sfogliara, pesca delle sarde ) el batel che poteva essere a vela e a remi, per la piccola pesca (tratta, caparozzara nasse e reti da imbrocco).
Si può dire che le barche diffuse nella la nostra zona erano prevalentemente quelle con fondo rotondeggiante e piatto. Il Trabaccolo da pesca o Barchetto ha la stessa sagoma (forma) ma dimensioni piu’ piccole del Trabaccolo da trasporto: (il “Livia” con un carico di legname che e’ affondato nel 1929 durante una tempesta lungo il litorale di Marotta, ora sotto la sabbia, a pochi metri dalla riva, di fronte il residence Arcobaleno, era un trabaccolo da trasporto) nel barchetto o trabaccolo da pesca, la vela piu’ grande e’ quella di maestra mentre in quello da carico la vela piu’ grande e’ quella di trinchetto. La caratteristica del barchetto non e’ solo quella della forma rotondeggiante della prua ma anche gli occhi a rilievo di cubia sopra l’apertura per il passaggio e lo scorrimento del cavo dell’ancora a prua del natante.
sono imbarcazioni molto solide, reggono molto bene il mare, adatte soprattutto per la pesca a strascico, ma avendo una carena molto profonda, sono poco adatte per la nostra costa.
A Marotta, non essendoci il porto e avendo il mare poco fondale, venivano scelte imbarcazioni a carena tonda: erano meno veloci, ma avendo maggior volume di carena avevano piu’ stabilita’ trasversale ed erano piu’ facili da tirare a riva. La Tartana ha una chiglia molto piatta e una coperta molto larga: all’origine portava un albero con spontiere ,”spontier” (asta di legno che sporge a prua) e una grossa vela con due fiocchi. La rete che trascinava si chiamava Tartana. La Paranza simile alla Tartana, ha l’asta di prora a forma rotondeggiante a petto d’anatra, “paperon”, con una prua larga e tozza, una poppa molto ampia, un solo albero con vela al terzo, il pennone superiore di sopravia molto lungo perche’ piu’ facile da manovrare; richiede un equipaggio meno numeroso, composto normalmente da tre persone.
Imbarcazioni caratteristiche delle coste Marchigiane e Abruzzesi, erano tra le piu’ pratiche da tirare a secco, anche se era molto faticoso issare il timone profondo e pesante, specie se c’era mare mosso; si usavano per la pesca con reti a strascico e prima della diffusione dei divergenti (porte che servono a tenere aperta la rete durante la pesca) uscivano a coppia, da cui il nome Paranza, cioe’ 2 barche che procedono alla pari, ( venivano chiamate anche Bilancelle). Le Lance hanno un armamento velico al terzo e fiocco. La caratteristica comune delle “Lance” sono le aste di prora e di poppa dritte verticalmente; a differenza del barchetto, della paranza e della tartana che sono rotondeggianti, hanno una lunga chiglia e una carena molto accentuata: pescano con la rete a strascico e col rabbio (gabbie con ramponi di ferro che servivono per raschiare il fondo marino). Le Lance erano equipaggiate normalmente da un pescatore e da un ragazzo. Questo tipo di imbarcazione si costruiva lungo tutto l’Adriatico, ma il disegno pare sia arrivato a noi attraverso il meridione. La Battana e’ una imbarcazione che ha la caratteristica di avere il fondo completamente piatto, di diverse dimensioni. Tutti i pescatori di Marotta L’hanno avuta e ancora molti la usano, perche’ molto pratica: i piu’ ingegnosi la potevano costruire in casa, con tavole di abete stagionato. Veniva fatta scorrere sulla sabbia con rulli, “rui”, di legno ricavati da tronchi d’albero (di legno leggero) e sulla ghiaia su traversine di legno unte con sego chiamate palanche. Poco adatta da armare con la vela perche’ il fondo piatto la rende poco stabile, non tiene il mare e ha un forte scarroccio, “stressa”. Costruita per essere governata a remi, e’ sufficiente una persona a metterla in acqua; ancora oggi con motori fuoribordo viene adoperata per la pesca delle seppie con nasse e per la posa di reti a posta fissa.