LA PESCA DLE CAPPL(La pesca delle vongole)

La pesca delle vongole viene fatta quasitutto l’anno,nelle condizioni di bonaccia di mare dai cosiddetti “capolar”che lavoravano vicino alla costa, ( a Fano pur essendo una marineria lontana pochi chilometri e dello stesso ambiente le vongole vengono chiamate “puras”, poveracce,perché era il pasto dei poveri e chi esercita questo genere di pesca “purasar”)

L’attrezzo“el ferr dle cappl” era costituito da una armatura in ferro dalla forma di un semicerchio e da una lunga asta di legno. Veniva trainato da una barca chiamata “capolara”(a Fano “purasara”,ancora oggi si usano questi termini) per mezzo di un argano girato a mano da due o più pescatorisi avvolgeva unalunga e robusta corda ancorata sul fondo che trainava l’attrezzo.

L’attrezzo armato di una lama posta come diametro del semicerchio, veniva affossata di circa 3 centimetri nella sabbia per mezzo di una lunga asta di legno manovrata da un pescatore, che con piccoli movimenti longitudinali permetteva all’attrezzo di setacciare il fondo e raccogliere le vongole.

I pescatori marottesi effettuavano la pesca delle vongole abitualmente dopo aver riposto la rete della tratta, da ottobre fino a marzo cioè all’inizio della pesca delle seppie con le nasse,la praticavano in molti con circa 20 barche.Con un battello o con una battana normalmente si andava in 5 persone e non sempre erano tutti pescatori,poiché salivano a bordo anche giovani che lavoravano in campagna, finita la semina del grano e altri lavori della stagione,invece di stare oziosi in casa si adattavano ad andare a pescare,magari per guadagnare qualche soldo per andare a ballare durante il carnevale.Due per parte giravano i braccetti del verricello e uno manovrava il ferro con la lunga asta, di solito il parone, il padrone della barca o il più esperto.Imporre i giusti movimenti con la lunga antennarichiedeva molta esperienza e sensibilità, perché solo attraverso questi si poteva capire il comportamento dell’attrezzo sul fondo, determinante per la raccolta dei molluschi.

Si iniziava alle sei del mattino e si finiva alle tre o alle quattro del pomeriggio. Era considerata una buona giornata dipesca,una raccolta di circa 100 chilogrammi di vongole.

Si pescava normalmente a una profondità di 2 ½o 3 passi ( un passo equivale a 1,65 metri) d’fora fuori dagli scanni. Era una pesca poco redditizia perché con i mezzi che avevano se ne catturavano poche e quelle poche era difficile venderle. Non c’èra un mercato vero e proprio e i pescatori le affidavano ai pescivendoli che spesso non riportavano indietro nè il pescato nè i soldi. A volte le caricavano su una birocina un carrettino trinato a mano e le vendevano in giro per il paese o in campagna.

Poi piano piano la pesca si è organizzata,dal vincdall’argano girato a mano si è passati al mezzo meccanico,alla barca semprepiù grande a trazione a motore e potenti pompe idrauliche, diventando un mestiere redditizio praticato tutto l’anno e rivelatosi a volte una pesca irrazionale per la riproduzione dei molluschi stessi.

 Sal gel o la brinaCon il gelo o la brina s’vara prest alla mattina.si mette la barca in mare al mattino presto Rotolat i calzon e scalz,Arrotolati i pantaloni per non bagnarsi e scalzi senza tnè cont dle buganz,– senza tener conto dei geloni s,và a cappolà,si va a pescare le vongole perchè anca d’ivern sa da magnà.perché anche d’inverno si deve mangiare Ogni tant per arfas un tantinOgni tanto per tirarsi su un pochino s’tacca la bocca tel fiasch del vin, si beve direttamente dal fiasco anca se el risultat poch convinc anche se il risultato non convince tanto tocca badà mali e girà el vinc. bisogna essere presenti e continuare a girare l’argano Dop tutta sta fatigataDopo tutta questa grande fatica è pasata anca la giornata.è passata un’altra giornata S’arpassatl’osteriaSi bere un bicchiere di vino all’osteria s’vièn a casa, un pas avanti e in indrìa,-si ritorna a casa barcollando sa un canestr d’tribolazioncon un cesto pieno di stanchezze. e na manciata d’ragion.con una manciata di spiccioli,