I garagoi da Ancona a Senigallia si vendevano lessati a numeri, a decine, a cinquantine come leccornie nei porti, nelle fiere e nei mercati. E’ un mollusco commestibile che vive a circa 8 miglia dalla costa in fondali sabbiosi e fangosi in un tratto di mare che va da Rimini ad Ancona. La Sagra dei Garagoi è nata da un gruppo di amici nell’osteria del paese, per far conoscere Marotta e le sue peculiarità turistiche; Oscar Spadoni, un personaggio pieno di iniziative e degli amici pescatori hanno pensato di cucinarli dopo lessati, con una salsa particolare, fatta di erbe aromatiche locali. La prima sagra ebbe inizio nell’aprile del 1948. Nei primi anni si andava a vela e i pescatori mollavano le cime anche in condizioni di mare avverse per non far mancare all’appuntamento quei graziosi e squisiti “Molluschi”. Non pochi sono stati i sacrifici, le lacune, i timori, le preoccupazioni, le responsabilità e le critiche alle quali si andava incontro. Grazie alla serietà e alla laboriosità di tutti i pescatori marottesi e loro famiglie (da Ponte Sasso a Cesano) e alla straordinaria capacità del loro presidente Adriano Montanari il “GRUPEMA” (Gruppo Pescatori Marottesi) ha avuto sempre un progressivo successo. La Sagra dei Garagoi venne segnalata come una delle più belle e più grandi manifestazioni popolari dell’Adriatico. L’E.P.T. l’ha seguita sempre con vivo interesse sotto il suo alto patrocinio, mentre L’ENAL provinciale aveva iscritto il GRU.PE.MA tra i più organizzati della provincia di Pesaro – Urbino. Gli anni di maggior successo sono stati quelli sessanta e settanta. Dai pochi quintali delle prime edizioni siamo passati agli 83 quintali (reali), circa un milione e seicentomila molluschi pescati interamente dai motopesca locali e dati per la preparazione in porzioni uguali ai pescatori. Un lavoro, una volontà immensa, basti pensare che a ogni mollusco con una tenaglia, prima, va tolta la parte anteriore “sbroccati” e dopo averli lessati con acqua aromatizzata con finocchio selvatico occorre togliere la punta posteriore “sculati” ed eccoli pronti per essere cucinati il sabato e la domenica, con una semplice ma gustosa ricetta marinara da giovani e vecchi lupi di mare, in venti cucine economiche alimentate a legna, anche sotto le luci delle lampare e distribuiti da belle ragazze. Dalla gustosa salsa vanno presi tra due dita e baciati come il primo amore e come ci suggerisce una vecchia tradizione, ogni sette baci, ovvero ogni 7 garagoi, un bicchiere di vino delle nostre colline. Tutto ciò in una piazza festeggiante, allestita come sagoma di una grande imbarcazione, circondata da tante bandierine azzurre con disegnato il prelibato mollusco, reti, palloncini colorati, Gran Pavese e nel pennone più alto una grande bandiera azzurra con al centro un Garagolo che è diventato il nostro simbolo, il simbolo di Marotta. La prima domenica di Aprile è sempre stata una data fissa, un appuntamento anche per chi desiderava riunirsi in famiglia e per i tanti turisti che approfittavano per prenotare le vacanze. Oltre a tante macchine (nel 1968 la Polizia Stradale e altre forze dell’ordine stimarono circa 12.000 mezzi sparsi in tutte le strade per chilometri), all’appuntamento non vi erano solo bus locali ma anche altrettanti provenienti dalla vicina Umbria e Romagna, non mancava il “Treno dei Garagoi”, una littorina Ancona-Marotta-Ancona e fermate straordinarie di treni diretti e l’onore di ospitare le maggiori cariche istituzionali civili e militari. L’ingresso libero, la posizione centrale della manifestazione. L’onore di avere fra noi l’amico radio-telecronista Nando Martellini, la bravura dei complessi folcloristici “La Musica Arabica” di Fano, “La Matta” di S. Costanzo, i luna park sul lungomare lato spiaggia e le numerose bancarelle rendevano tutta Marotta in festa. Ed infine una cena sociale di tutti i componenti del GRU-PE-MA con l’invito a tutti coloro che avevano collaborato alla buona riuscita della manifestazione. La sagra dei Garagoi è dei pescatori marottesi e così deve rimanere. Seppur nella modestia che è tipica virtù della gente di mare, hanno fatto del “Garagolo” un simbolo di unione e di lavoro, di folklore e di turismo. Un simbolo di cui siamo orgogliosi e gelosi. Dagli altoparlanti che si estendevano in tutta Marotta, (in viale Carducci fino all’altezza della stazione ferroviaria e in via D. Chiesa fino all’ex passaggio a livello di via Tronto) il presidente Adriano Montanari, dopo aver ringraziato le migliaia di intervenuti, era solito recitare una poesia del poeta dialettale anconetano Chirco.

“Io guardo ‘sta cruceta sbruzulosa / cun ‘st’anima gentile; cià qualcosa / del caratere nostro marinà / rozo de fòra, duro, un po’ vilà / ma drento bono, un zuchero, ‘n’amore…/ chè nun conta la scorza, conta el core”.

 

Da molti anni con altrettanto successo, la sagra è gestita dalla U.S Marotta (Unione Sportiva Marotta) che ancora è capace, tra i sapori e gli odori di mare e di giardino, di trasmettere anche il profumo delle nostre tradizioni.

G.M.